
Nato a Genova, ha lavorato con Franco Albini, Marco Zanuso, Louis Kahn e Makowskj, ma ha da subito sviluppato una sperimentazione autonoma. Dal 1971 ha collaborato con Richard Rogers e poi con Peter Rice. Dal 1981 ha dato vita al Renzo Piano Building Workshop. Tra i suoi progetti maggiori ricordiamo il Centro Culturale Georges Pompidou a Parigi, la ristrutturazione del Lingotto a Torino, l’Aeroporto internazionale del Kansai a Osaka, la Torre Hermès a Tokyo.
Allievo di Albini e Louis Kahn, si forma a Londra insieme a Rogers e Foster nell'ambito culturale che vede la nascita dell'hi-tech e che subisce il fascino dalle città tecnologiche immaginate dai radicali Archigram. Nel 1981 fonda il RPBW con l'intento di costruire in tutto il mondo attraverso l’utilizzo di materiali e tecnologie all'avanguardia. Secondo Piano l’architettura non è solo tecnica o teoria, ma anche poetica. Su questo aspetto però ha sempre preferito non esprimersi. Ritiene, infatti, che “fare” sia più utile che parlare. La sua architettura raffinata e tecnologica colpisce per l'atemporalità che la configura come un'architettura che non invecchia durante il processo progettuale, né durante quello realizzativo. Il rapporto con il ridisegno dei contesti urbani lo differenzia da altri suoi contemporanei spesso impegnati nel progetto dell'oggetto singolo senza considerare il quadro complessivo e le ripercussioni che un intervento di dimensioni notevoli comporta sul paesaggio. Più volte si è definito artigiano. Ciò è comprovato dal suo Building Workshop: una bottega contemporanea, erede della tradizione di Brunelleschi e di Leonardo in cui si crea e si sperimenta. (Sabrina Pellegrino)
An Albini and Louis Kahn student, he trains in London with Rogers and Foster in the cultural field born from hi-tech and that undergoes the charm of the technologic cities imagined by Archigram’s radicals. In 1981 he founds the RPBW with the scope to complete buildings and urban complexes worldwide through the use of advanced materials and technologies. According to Piano architecture is not only technique or theory, but also poetics. However he’s always preferred not express himself on this aspect, as “doing” is more useful than speaking. Piano’s fine and technologic architecture stands out for its being “out of time”, which configures it as an architecture that neither grows old during the designing process, nor during the completing one. The relation with the re-designing of urban contexts that he operates in the city, distinguishes him from his other contemporaries. Many times Piano has defined himself as an artisan. That is proved by his Building Workshop, that seems like a contemporary blacksmith shop, heir of Brunelleschi’s and Leonardo’s tradition in creation and experimentation. (traduzione: Julia De Vita)