Bioarch.tv  in collaborazione con la Sezione Roma dell’ INBAR  ha avviato una collana di DVD per esaminare le caratteristiche e le prospettive della Bioarchitettura in Italia. Si tratta di una serie di interviste con alcuni dei maggiori architetti italiani e stranieri che si soffermeranno sui singoli aspetti che caratterizzano la bioarchitettura, nonché sulle possibilità offerte da questa importante realtà, sia in ambito nazionale che internazionale.
L’obiettivo è di attivare un vasto dibattito non solo tra gli addetti ai lavori ma tra tutti coloro che sono in grado di contribuire all’affermarsi di un nuovo modo di costruire, capace non solo di assicurare importanti risparmi energetici ma anche di soddisfare le più avanzate esigenze ecologiche.
La  Bioarchitettura riprendendo i concetti dell’ecologia come scienza della complessità e delle relazioni, si pone come obiettivo innanzi tutto la realizzazione di un’architettura a dimensione umana.
Le deprimenti periferie delle città contemporanee sono nate dalla consolidata  tendenza alla centralizzazione e all’omologazione nel processo decisionale e trasformazione dell’ambiente.
La  maggior parte degli interventi urbani di grande dimensione, quasi sempre, sono intrapresi da soggetti che non fanno parte della collettività per la quale si sta progettando. I  progettisti e i consulenti responsabili provengono da culture diverse, pertanto l’identità culturale, il senso d’appartenenza ai luoghi ed alla comunità e la partecipazione autentica non trovano spazio nel approccio razionalistico alla pianificazione.
In questo modo, i veri bisogni degli abitanti rimangono spesso inespressi. Gli spazi pubblici, delle città diventano  dei “nonluoghi”  perchè nessuno  se ne prende cura.
Questo distacco tra i cittadini e gli spazi della città  contribuisce al progressivo peggioramento della qualità dell’ambiente costruito, perché  il “genius loci”  di uno spazio non è soltanto un fatto “fisico” di identità di un luogo. E'  essenzialmente  e intimamente intrecciato con l’identità degli individui che vi abitano.
Nelle odierne periferie fatte di strade anonime, di palazzi grigi e tutti uguali, rimane molto difficile affermare la propria identità. Occorre allora cercare nuovi  modelli di urbanizzazione e di aggregazione di forme dello spazio urbano, ma anche meccanismi nuovi della sua produzione e della sua gestione.
Sentirsi parte di una comunità o di uno o più luoghi urbani contribuisce non soltanto a migliorare la  qualità della città ma soprattutto alla qualità della vita come cittadini.
Partendo da questi presupposti si può affermare che  il principio fondante della Bioarchitettura è senz’altro l’esigenza ineludibile di ritrovare  nell’ambiente costruito un’armonica rispondenza tra le necessità ed i desideri umani. La Bioarchitettura  contribuisce alla creazione di un “luogo” dove lasciare  un’impronta emotiva carica di sentimenti e significati, uno spazio capace di renderlo memorabile o rappresentabile.
Ma per migliorare la qualità delle nostre città molto dipende, dal modo in cui scegliamo di rapportarci con gli altri, dal luogo che abitiamo e dalle necessità  che quel luogo sollecita. Dipende  anche al nostro modo di fare politica, inteso come disponibilità a farsi coinvolgere nei processi decisionali che influenzano il presente e il futuro di quel luogo abitato. Un  poeta americano del secolo scorso   definisce  la  democrazia  come comportamento, degli uomini nelle più alte forme di scambio per quanto riguarda le loro convinzioni di  religione, letteratura, scuola ecc.  e poiché  le identità culturali e  politiche di ciascun individuo si esprimono anche attraverso i luoghi occorre individuare la politica, intesa come scambio culturale, più confacente a quel luogo.


 

Interviste di Febbraio 2012


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