NOTE DI PAOLO PORTOGHESI
È indubbio che le architetture di Priori fanno pensare alle architetture romane degli Anni Trenta in cui il verbo razionalista internazionale è recepito attraverso un filtro che potrei definire di normalizzazione, che avviene attraverso la scelta dei materiali, il misurato equilibrio delle proporzioni, la permanenza di certi moduli classici che però non sono dichiarati esplicitamente, programmaticamente, ma risultano quasi inawertiti e che comunque contribuiscono a definire la struttura dell'immagine. A questa classicità che appare più esplicita nelle prime opere costruite, in particolare a Canepina, l'Asilo nido e il Centro polivalente e a Guidonia Montecelio, il Complesso scolastico di Collefiorito, fa riscontro un rapporto diretto con la tradizione. Poi, questa volontà si stempera e in qualche modo l'eredità del comporre classico si esprime in forma più naturale, più vicina al linguaggio corrente della città, forse perché mentre queste opere sorgevano nel clima tutto particolare dei paesi del Lazio, nei quali la presenza della modernità è marginale, se non del tutto assente, le opere del secondo periodo sono quasi tutte legate alla periferia urbana e reagiscono a questa condizione difficile con discrezione e con la volontà di abbandonare certi ritmi, alcune regole che sono costitutive del linguaggio della città. Roma è sicuramente classica, anche quando nel periodo barocco c'è un'esplicita ricerca di liberazione del canone, liberazione che awiene sempre all'interno di alcuni limiti e condizioni che non vengono mai oltrepassati. La possibilità di individuare un percorso nella produzione di Priori sta quindi nel fatto di abbandonare gradualmente gli aspetti programmatici del riferimento alla tradizione e invece farla fluire, in modo naturale, in un linguaggio che tuttavia rinuncia agli accenti polemici e tende quasi a mimetizzarsi all'interno del pluralismo della città costruita. Uno dei temi ricorrenti nell'architettura di Giancarlo Priori è la geometria. Geometria delle forme chiuse che è spesso sperimentatà attraverso un sistema di assi o di centralità, oppure una geometria che tende a modificare il piano della facciata per ridurlo ad un'ondulazione continua. Questa passione per la geometria si vede soprattutto nelle composizioni di maggior respiro dove il problema è di organizzare lo spazio urbano, si possono ricordare i recentissimi concorsi per Roma, Pomezia, Palestrina, Montalto di Castro e il progetto per Sant'Oreste, ma appare chiaramente anche nei nuclei edilizi che sono plasmati attraverso delle regole che sono dedotte, appunto, dalla geometria, una geometria semplice, cercata e trovata senza faticose connessioni di elementi che, risponde alle esigenze di chiarezza compositiva che sicuramente è una delle costanti del suo lavoro. Tra questi, mi piace ricordare l'intervento di edilizia residenziale a Casale Nei, in cui il blocco edilizio si caratterizza attraverso gli spazi dei balconi proiettati verso l'esterno e che quindi, in qualche modo, rendono leggibile l'organizzazione del tema degli appartamenti. L'uso del mattone, in contrasto con l'intonaco, dà all'insieme un'evidenza che ricorda, appunto, le palazzine degli Anni Trenta, quando il moderno è arrivato a Roma senza grandi ambizioni, non come un programma ideologico, ma come una prassi di spontanea evoluzione edilizia urbana. Indubbiamente, il trattamento di questo blocco è un esempio di come si può introdurre nella periferia qualche ritmo disteso capace di configurare lo spazio senza introdurre all'interno del tessuto edilizio un corpo estraneoche recita la sua parte in modo autonomo, quasi a dispetto della presenza di altri........ Mi sono avvalso della collaborazione professionale di Giancarlo Priori, per molti anni, prima nel mio corso di Storia dell'Architettura e poi di Composizione Architettonica e Urbana. Posso dire che questo spostamento, dall'insegnamento della Storia a quello della Composizione, è awenuto gradualmente perché nell'ambito del corso di Storia, proprio per desiderio di Giancarlo Priori, abbiamo condotto dei seminari compositivi che consentissero di mettere in relazione l'insegnamento di entrambe le discipline. Una sperimentazione che difendeva la tesi non di un rapporto strumentale per il quale ci si accontenta della citazione o del riferimento diretto, ma il tentativo, senz'altro difficile, di trasfondere nell'esercizio della composizione, l'elemento conoscitivo che astrae dal testo storico, cercando di collocarlo nel tempo e di valutarne i vari aspetti. Un utilizzazione non del dato formale, della Storia, ma piuttosto della possibilità che questa offre di indagare il persiero
degli architetti e di ritrovare certi elementi costanti, caratteristici del pensiero architettonico che attengono all'umanità e che quindi non sono riferibili esclusivamente ad epoche determinate, a stili specifici.
Nell'ambito della Scuola, constatata la passione con la quale Priori si è sempre dedicato all'insegnamento, ho apprezzato la sua capacità di comunicare con gli allievi, la sua facile naturale confidenza con loro, volta ad aiutare il loro compito attraverso quell'eliminazione della barriera psicologica che spesso s'instaura tra docente e discente. In questo senso, è stato per me un aiuto prezioso, in quanto mio impegno didattico, con le mie lezioni ex-cattedra rischiava continuamente l'isolamento, anche se poi i colloqui con gli studenti potevano supplire alla realizzazione di un rapporto più stretto. (Paolo Portoghesi)