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La  prima volta che viene data la definizione di sostenibilità è  nel  1992, durante la conferenza mondiale di Rio de Janeiro. In quell'occasione sono tre le  sfide ecologiche lanciate:  la salvaguardia delle speci  a rischio di estinzione, il pericolo di una variazione sostanziale  del clima e la conseguente necessità di  intraprendere la strada di uno  sviluppo sostenibile. Da quel vertice mondiale sull'economia sono passati circa 15 anni  ed è ormai più che evidente e non solo agli economisti, che il termine sostenibilità deve coniugare gli aspetti fondamentali della vita odierna in cui l’ambiente, l’economia e  la società debbono essere in stretta correlazione fra loro per riconvertire le ragioni dell’economia a quelle dell’ecologia.

In realtà l’architettura ecologica nasce già negli anni 70,  nei  paesi anglosassoni, dove un gruppo di ricercatori partendo da alcuni studi sull’inquinamento interno degli edifici, dovuto soprattutto a problemi di umidità,  impostano la qualità architettonica e urbana intorno a problemi di salubrità  e definiscono l’architettura ecologica un’architettura ambientalmente  responsabile.

Anche   in Germania, un gruppo di analisti e ricercatori ispirandosi allo studio degli esseri viventi in relazioni agli  ambienti edificati, arrivano ad elaborare una nuova metodologia con  il termine costruire biologico , recuperando così tutte quelle ricerche mediche sulle incidenze nocive dei materiali di sintesi e del gas radon, rivelatesi dannose per la salute dell’uomo, oltre agli studi effettuati già dal 1945 dal Dott Hartmann sulle  forze elettromagnetiche terresti quale probabile causa di parecchi  disturbi alla salute. Nasce così l’idea forte che l’edificio possa essere  assimilabile ad una terza pelle, che  insieme all’uomo, è nel Cosmo e come tale deve mantenersi  in equilibrio per assicurarsi la salute e la sopravvivenza.

Tutto questo determina un  bisogno di sperimentare nuovi modi di costruire dando l'avvio ad un forte incremento alla sperimentazione e ricerca su nuovi materiali e componenti naturali che fanno ormai parte della nomenclatura della bioedilizia.

Anche le  crisi petrolifere mondiali di quegli anni danno un forte impulso verso la sperimentazioni di tecnologie solari attive, capaci di  rendere energeticamente autonome le costruzioni. Contemporaneamente si  riscoprono molte delle possibilità proprie dell’architettura bioclimatica, da sempre presente nella storia dell’evoluzione dell’uomo che ha adattato continuamente il manufatto climaticamente attivo, alle proprie esigenze, come dimostrano le costruzioni tradizionali soprattutto in quelle aree geograficamente caratterizzate da condizioni climatiche estreme.

Il merito dell'Architettura ecologica è quello di aver spostato dunque l’attenzione dall’oggetto  costruito all’uomo, ponendo l’accento soprattutto sulle condizioni di benessere fisico,  ma anche psichico della persona    e del suo rapporto con l’abitazione e i luoghi in cui essa è edificata, reinterpretando così forma e disposizione degli spazi in funzione della luce naturale, dei colori, dei simboli e significati. 

In Italia, questi concetti e queste  nuove  metodologie  arrivano intorno alla metà degli anni ottanta, dando vita ad un conio originale e ad un termine consapevole: BIOARCHITETTURA. Essa ha come obiettivo una migliore qualità della vita, raggiungibile attraverso un uso intelligente delle risorse disponibili. Ha  il compito di ricercare con pazienza l’armonia tra l’uomo e i luoghi, affrontare il progetto in termini  etici e sociali con la convinzione che senza il rispetto e la consapevolezza delle tradizioni, dei costumi e della storia, l’architettura dell’uomo si inaridisce.

La bioarchitettura, assunti come  propri i temi  dell’architettura ecologica  ed i valori della bioedilizia nel riorganizzare il processo progettuale vuole inserire il manufatto edilizio, in un corretto rapporto col contesto storico e antropologico sforzandosi di trovare la giusta correlazione con i luoghi e gli eventi esterni.Dove le aree verdi siano abbondanti e le pavimentazioni esterne lascino  permeabilità al terreno. I materiali e le tecnologie siano poco inquinanti in tutte le loro fasi di produzione, utilizzo e smaltimento. Mantenere bassi i consumi energetici  sfruttando l’energia solare con sistemi attivi e passivi. Lasciare le auto ai margini dell’abitato per evitare traffico veicolare interno. Creare quartieri in cui sia facile la socializzazione delle persone.  (a cura della Sezione Roma - INBAR)


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